sabato 21 maggio 2016

Un saluto al calcio: un amore che mi ha dato tanto...



Combatti Livorno!
Il calcio continua a morire, ma fa male lo stesso...


Il calcio è stato una mia passione forte.
Per il calcio ho saltato giornate di scuola, ho dedicato interi fine settimana a scapito di fidanzate e famiglia, passato le mie serate di fronte alla TV.

Questo fino a qualche tempo fa, qualche anno, quando un giorno - ZZAAACCC - mi son rotto i coglioni, come direbbero i poeti maledetti francesi.

Nella mia vita però il calcio non ha rappresentato soltanto uno sport praticato per anni, una passione quasi fideistica verso i colori labronici e del Milan, ma anche un rito laico che forse è stato il legame più forte tra me e mio padre.

14 anni fa, dopo trent'anni di limbo, il mio Livorno si riaffacciava con orgoglio e fatica ai campionati che contano. Gli amaranto tornavano in serie B dopo una galoppata incredibile e grazie ai piedi di giocatori-amanti come Igor Protti.



In quei giorni mio padre si aggravava, la sua mente si stava allontanando e i suoi occhi mi cercavano smarrito, chissà se cercando di capire chi fossi o nel tentativo di comunicarmi la sua sofferenza.

Ricordo che il giorno della promozione in B, uscito dallo stadio travestito da capo a piedi di amaranto e fuggendo da una festa che in città sarebbe durata ben 3 giorni, sono corso all'Ospedale, dove lui giaceva nel letto incapace di muoversi nel reparto di cure palliative.

Entrare in un luogo come quello vestito come il più accanito degli ultras, sciarpa e bandiera comprese, non è il massimo. Ma babbo ha vissuto per mesi in quel reparto di angeli. Avevano imparato a conoscerci, ci avevano accolto come se fossimo in casa nostra ed io mi comportai come se fossi tornato a casa, portando la mia gioia ai piedi di chi mi aveva accompagnato lungo la strada per tutti gli anni.

Non so se fosse la magia del momento o una mia suggestione, ti sto parlando di fatti che la mente rielabora in maniera strana per cui prendiamoli come sono, ma la mia bandiera sventolante e il mio grido "Babbo siamo in B, babbo siamo in B!" sembrò far scattare in lui una certa inquietudine. I suoi occhi correvano su e giù a seguire i movimenti della bandiera, i pugni serrati, il corpo in un leggero fremito... ho pensato che stesse gioendo con me.

Ho capito quel giorno che una parte del mio rapporto con il calcio se ne stava andando per sempre. Condividere gli spalti o il divano con babbo e la nostra passione era metà del piacere.

Mi ha insegnato a tifare con rispetto, a onorare la maglia, a cercare la misura nell'esaltazione ma a credere che l'agonismo e i colori cittadini fossero un valore da coltivare, anche nello sport.

Pochissimo tempo dopo il Livorno è tornato pure in Serie A, dopo un periodo ancora più lungo di limbo. 

Abbiamo assaggiato la Coppa UEFA, abbiamo visto calcare il prato dell'Ardenza da giocatori e allenatori che non dimenticheremo mai, tra gli alti e bassi che facevamo tra serie maggiore e serie B.


Il 20 Giugno del 2009, alle 3 di mattina, nacque la mia seconda bambina: Maddalena. Quella sera ci giocavamo di nuovo il ritorno in Serie A e quella giornata mi fece quel regalo doppio: una giornata quasi di 24 ore ininterrotte tra il parto, la gioia condivisa con moglie, parenti e amici durante la giornata e poi il sabba serale che cominciava con la trasmissione della partita e che finiva qualche ora dopo con gli amici in giro per la città. Una sbornia di vita e di gioia.

Così, ieri sera, dopo anni che ho abbandonato il calcio per gli scandali e la pochezza estetica degli ultimi campionati, ho cercato dentro di me il vecchio tifoso. Ho seguito gli eventi di una partita che, alla meglio, avrebbe potuto portarci allo spareggio per rimanere in Serie B. Ma avevo un presagio.

Anche sul 2 a 0 per la mia squadra io continuavo ad aggiornare i risultati delle altre partite, come se mi attendessi qualcosa.

Proprio la summa di quello che ha intiepidito il mio amore per questo sport - arbitraggio scandaloso e se non fraudolento, giocatori inguardabili e mercenari senza alcun attaccamento al loro lavoro - ha organizzato un finale teatrale, come teatrale sono stati tutti i quasi quarant'anni che mi legano al Livorno Calcio.

Rigore inesistente, fuorigioco non segnalato, espulsione del portiere che non tocca minimamente l'avversario. 2 a 1...

Entra il più "chiacchierato" dei portieri, da poco scontratosi con la tifoseria sui Social (sui Social, sic!). Non fa in tempo neppure a respirare due volte che fa una papera colossale. 2 a 2!

Negli ultimi 10 minuti questi due fatti sconvolgono totalmente il risultato: una stilettata da dietro la tenda di una doccia, in pieno stile hitchcockiano.

Il calcio toglie il calcio dà, proprio come la vita.

Mi sono fermato due minuti a pensare e ho capito alcune cose: l'amore che ho profuso verso questo sport e la mia squadra del cuore è qualcosa che non può essere cancellato dalla noia attuale; i ricordi indelebili legati a mio padre stanno qui, a poche centinaia di passi da me, su quegli spalti dove condividevo la mia giovinezza con i suoi racconti di un calcio che non c'era più. Il mio amore per questa città bellissima, a tratti incompresa e maltrattata non diminuisce mai.

Ieri si è chiuso un capitolo lungo della mia vita, che cominciò quel giorno ai piedi del letto di ospedale di mio padre e che si è spento in due note su Internet che comunicavano il pareggio del Lanciano.

Non so perché ma continuo a pensare a mio padre. Lui minimizzerebbe difronte a me, incazzato come non mai dentro di sé.

Rivedo le curve piene. Sento i canti e gli slogan. Rivivo emozioni potenti che ancora oggi mi danno i brividi. E il tempo che passa...

L'unico pensiero felice che mi accompagna stamani è che per le vie della città, questa mattina, stanno camminando bambini che forse un giorno vivranno le emozioni che ho vissuto anch'io.

Perché lo sport non è tutto nella vita. Ma sa essere una gran cazzo di esperienza.

E già mi manca...


martedì 29 luglio 2014

Una giornata surreale... (ed un pensiero forte)


Una giornata surreale. Strana. Sta scivolando via, ora dopo ora, limacciosa come un ruscello di pioggia in collina.

I rumori del silenzio della casa. Quell'impalpabile vuoto.

Oggi sono nove anni da quella notte in cui, ebbro d'emozione e fremente di aspettative, presi in braccio per la prima volta dopo pochi secondi in cui era entrata nel mondo la mia piccola luna elfica...

Ieri sera, come incanto beffardo del tempo, mi sono svegliato nella notte attorno alle tre. Era proprio a quell'ora che tanti anni fa Nicoletta si affacciò alla vita: bianca come la luna; delicata come un petalo raccolto da un fiume; profumata come una notte di libertà e di vento.

Non pensate niente di male, per favore. Queste righe sono vergate tra le costole scoperte di una malinconia sottile, acuminata... ma serena.

La mia piccola "rospa blu", come la chiamo io, è al suo primo campeggio scout.  La più piccola tra le piccole, cucciola coccolata da amiche più grandi che se ne sono subito innamorate.

E però le regole di questi campeggi estivi recitano "nessuna comunicazione con i parenti a meno che non ci siano problemi".

Facile a dirsi e a farsi se non tocca a te. E soprattutto se non tocca proprio nel giorno in cui lei compie gli anni.

Che sensazione strana: il primo compleanno che passa lontano da noi. Pensavo che questo momento sarebbe arrivato tra qualche anno, ma gli eventi hanno anticipato tutto.

Niente di male amici. Solo un papà d'altri tempi, romantico e sentimentale, che manca di un abbraccio che desidera, che è vuoto di un sorriso che voleva.

Che giornata surreale. Di pioggia, di vento, di estate assente.

Ma un pensiero forte. Fortissimo.

L'amore.

articolo di Leonardo Vannucci (lioklingo@gmail.com)

venerdì 31 gennaio 2014

Ciechi...

(Photo © by Snowblind6 Photography on flickr)

Siamo ciechi...
Non ci bastano il tempo, le cose, le persone. Scivoliamo sopra ai giorni come se fossimo su onde. Le città sono piene di particelle impazzite che si muovono incostanti, che cozzano l'una contro l'altra provocando scissioni di pensieri, dispersioni di attimi, fuggire di colori.

Ci attacchiamo alle notizie per sentirci vivi mentre sono loro che mangiano noi, ci inghiottiscono, fagocitano nella loro rutilare e nella nostra incessante e vuota curiosità senza alcun fine. Respiriamo a fatica. Ansimiamo. Ogni cosa ci crea caos, stress.

"Fuggire" è la parola che ascolto più spesso. 

"Andiamo via. Scappiamo. Cerchiamo un altro posto."

Ma esiste un altro posto? Perché ho come l'impressione che il posto più corrotto sia in noi e che quindi ovunque si vada la battaglia sia persa.

Dovremmo toglierci le bende dagli occhi, dalla bocca, i lacci dalle mani, le catene dai piedi. Dovremmo ricominciare ad annusare l'aria, a toccare le strade, a guardare la gente, a parlare, parlare, parlare...

Ogni tanto faccio appello a me stesso. Mi fermo nel buio delle stanze della notte e cerco di ritrovarmi tra le spire del tempo che scorre. Mi sento scivolare dalle mani dei giorni come sabbia irruenta e calda. Mi scopro informe come l'acqua, adattabile a tutto ma senza una sede certa, un luogo di sosta: una casa.


Ogni tanto faccio appello anche a voi, come se dalle vostra parole potesse uscire qualcosa di salvifico. Investo su di voi la ricerca della mia via di fuga, ben sapendo che ognuno ha la propria.

Eppure sono convinto che un gesto anticonvenzionale, un attimo di pausa tra i rumori di fondo, stringersi le mani l'un con l'altro in mezzo al caos di una città... e aggiungere sempre qualcuno e poi qualcun'altro e ancora fino a riempire una piazza, le strade attigue, tutta la città di persone che si tengono per mano e che provano a sentire insieme... Sono convinto che basterebbe un attimo di commozione e non di partecipazione passiva per aprirci alle lacrime. Un fiume bellissimo e curativo.

Invece continuo a vergare parole su schermo come se potesse servire a trovare una strada diversa.

Forse questi monitor dai quali ci affacciamo sono davvero una nuova piazza dove incontrarci, o forse ancora sono prigioni dove ci siamo rinchiusi definitivamente.

Perché quando si spegne anche questa voce lontana, fatta di bytes e numeri, l'aria attorno a noi viene di nuovo risucchiata via e come sottovuoto rimaniamo avvolti nel niente, sperando di essere ancora qualcosa.

Siamo ciechi. Andiamo a tentoni cercando qualcosa che le nostre mani riconoscano. Dove siamo, infine?

Dove siamo, amici miei?

© by Leonardo Vannucci (lioklingo@gmail.com)

giovedì 30 gennaio 2014

Volare bassi...


"Volano bassi", si dice dalle mie parti per descrivere di qualcosa che potrebbe nuocere alla salute a livello lombare...

In questo caso a volare basso sembrerebbero i famigerati F35, circondati sempre più da notizie funeste che appaiono sui vari media.

Ah quanto ci costò l'averli amaa-aa-ti. Tanto. Troppo. Con i soldi di questi caccia che perdono acqua da tutti i fori avremmo potuto fare tante tante cose importanti:
- Abbassare le tasse
- Migliorare i servizi
- Migliorare le infrastrutture (e Allah sa quanto ci servirebbe)
- Investire in formazione e ricerca, nodi cruciali per un paese sano.

Qualcuno mi darà del demagogo. Ma guardiamoci nelle palle degli occhi. Possiamo paragonare anche minimamente l'investimento richiesto a quanto ritorno ipoteticamente dovrebbe avere la nostra nazione da questa operazione? Non contiamo il miliardo di Euro annuo che se ne va già per l'altro caccia, quello europeo: il Typhoon. 
E' vero, sono soldi della Difesa, ma la ricollocazione delle risorse di un Paese spetta alla politica. E se la questione sociale, infrastrutturale, economica di una nazione versa in condizioni vicine al disastro è compito della politica spostare denaro da un settore all'altro: non ci interessano i ragionamenti intermedi.

Consideriamo la Difesa. Che nome gentile "difesa". Quanti attacchi abbiamo ricevuto in territorio amico negli ultimi anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale in poi? Non si contano... quasi quotidianamente stati nemici si riversano sulle nostre coste e assaltano le nostre città più ricche.
Ok, nessun attacco.

E allora? Questi caccia noi li usiamo per la difesa-attacco, quasi fossimo la mitica Olanda di Cruijff: "caccia-totale".

Francamente sono stufo di ascoltare ogni giorno paranoie politiche sulla difficoltà di riuscire a tagliare per rinforzare segmenti economici in difficoltà. 

Niente.

Aumentano le tasse, dirette ed indirette; si cancellano programmi di lunga veduta (energie rinnovabili); si continuano a martoriare la Scuola e l'Università, non parlando della Ricerca. Nessun meccanismo all'orizzonte per favorire il rinforzamento del comparto lavorativo se non una serie di simpatiche slides da parte di MAHtteo Renzi che non prevedono atti concreti, coperture, mazzi e cazzi. Uno stillicidio continuo...

Le decisioni su questi volatili pesanti sono state prese, gli impegni sono in atto, nulla che questo mio stupido post possa anche soltanto minimamente spostare.

Eppure ritengo cruciale che ognuno di noi abbia ben chiaro come sono stati investiti i nostri denari. Quanto NON si sia fatto per noi ma quanto NOI si sia contribuito a fare con il nostro lavoro quotidiano.

E' nell'urna che dovremmo ricordarcene. Ma tendiamo ad essere un popolo smemorato. Tutti a Collegno!

Questi sono i caccia che vorremmo favorire in Italia. Quelli che su Google+ ho chiamato "CaccaBombardieri"... 

Continuiamo a sorridere molto amaramente ogni qualvolta arriveranno aggiornamenti su quanto questi F35 siano inaffidabili, da correggere, insostenibili e quanto meno lavoro rispetto a quello previsto creino.

Continuiamo a farci male senza aprire mai bocca. 

Personalmente, da quando la scellerata decisione di partecipare a questo progetto faraonico e inutile è stata presa, non riesco più a guardare negli occhi nessuno dei nostri politici nazionali che ha governato senza aver voglia di vomitare. 

Ogni loro parola o carezza virtuale mi trova indifferente.

Abbiamo i Caccia in produzione, alleluja... ma volano proprio bassi. Ad altezza lombi. Nostri...

mercoledì 29 gennaio 2014

Lavastoviglie come metro di giudizio...


Dunque, capisco bene che riaprire un blog parlando di lavastoviglie sia l'equivalente di cominciare ad allenarsi per la maratona guardando "Ballarò". Ma sono intricato e quando ho bisogno di dire qualcosa lo dico.

Ci sono molti metri di giudizio per una corretta valutazione delle differenze uomo donna.

Eccone alcune:

- Quando mia moglie prepara la lavastoviglie riesce ad ottimizzare nell'angusto e maledettissimo spazio almeno cinque volte quello che riesco a piazzarci random io. Io mi incaponisco come con il Tetris, come con il Gioco del 15, ma non riesco assolutamente a mettere più di tre piatti, sei forchette, un bicchiere, due tazze. Il resto sono spazi inutilizzati che neppure Euclide riuscirebbe a riempire a meno di non comprarsi stoviglie elicoidali. Questa l'immagine tipo di una lavastoviglie ben fatta...


- Quando mia moglie prepara un dolce il piano cottura è intonso anche durante la preparazione, non spreca materiali, i profumi si spargono per la casa immediatamente e tutto suona molto come "Masterchef" o checcazzo... Quando cucino io il Libano degli attentati hezbollah sembrerebbe un luogo più preciso, rovescio sistematicamente il 40% dei prodotti che devo utilizzare (per la gioia dei gatti bulimici) e gli odori che si diffondono per la casa sono mediamente gomma bruciata, cavallo affumicato, aliquota IRPEF aumentata.

- Quando mia moglie rifà il letto con tre abili mosse da prestigiatore tutto si dispone in maniera geometricamente ineccepibile. Addirittura nel momento in cui lancia in aria un lenzuolo si spande per la casa l'inequivocabile odore di santità al gelsomino. 
Quando io tento di rifare il letto ci metto tra i trenta e i cinquanta minuti, i gatti decidono istantaneamente di salire sopra a metà dell'opera e quando lancio a caso il lenzuolo normalmente dirigendolo verso il comò spargo in aria un numero così elevato di polveri sottili e acari mannari da costringere il mio comune ad attuare immediatamente le targhe alterne.

- Quando mia moglie deve preparare le nostre bambine per la scuola al mattino o per la nanna alla sera si trasforma in Mary Poppins o Tata Matilda. Le discolacce diventano bambine da pubblicità, annuiscono, si muovono all'unisono come nel nuoto sincronizzato e si predispongono alla giornata o al sonno con una serenità incontenibile.
Quando io cerco di vestire le bambine normalmente metto la sveglia due ore prima, comincio col metodo "Full Metal Jacket", urlo e sbraito come un normalissimo calciatore farebbe per un rigore negato, minaccio sberle, calci e rappresaglie alle bambole ottenendo soltanto un loro movimento caotico non meno di quello delle particelle subatomiche studiate al CERN. Grida si levano da ogni angolo della casa, i vestiti cozzano in colori e forme, i capelli si riproducono frattalicamente impedendomi di domarli in qualsiasi maniera e arriviamo a scuola o andiamo a letto sempre con almeno mezz'ora o un'ora di comporto.



- Quando mia moglie parcheggia in una mossa è a posto. ZAC...
Quando parcheggio io sembro una GIF animata che va avanti e indietro fino a quando qualcuno non fa "SALVA CON NOME".

- Quando siamo a cena basta una parola ben indirizzata e con il tono giusto e mia moglie riesce a far mangiare le pargole assassine con la foga di chi è appena uscito dal Ramadan.
Quando io provo a far mangiare loro anche la cosa più buona del mondo incorro in schizza di sughi ovunque, tovaglie accartocciate, bicchieri UFO volanti per la casa e praticamente quasi tutte le pietanze che rimangono abbandonate sull'autostrada della vita.

- Quando mia moglie va a letto... mi sento un uomo migliore e mi godo quell'ora prima di raggiungerla con un senso di profonda stima in me stesso. Poi però il ciclo infinito ricomincia e torno ad essere utile come un cucchiaino nello champagne...

© by Leonardo Vannucci (lioklingo@gmail.com)

venerdì 15 novembre 2013

Le differenze tra Google+ e FaceBook.



Google+ vs Facebook

Parliamo delle differenze tra i due social


Qualche giorno fa ho partecipato al primo Hangout in diretta creato dalla community Google+ "Parliamo di Web e Social Media Marketing".
Devo ringraziare i due amministratori Dade Cavalleri e Federico Gagliarde per aver accettato il mio invito ad una discussione sulle differenze tra i due principali social network del momento: Facebook e Google+

Federico ha coordinato il dialogo tra me e Dade in qualità non tanto di esperti quanto di assidui utilizzatori io prevalentemente di GooglePlus e Dade del social di casa Zuckerberg.

Ne è venuta fuori una chiacchierata molto informale, direi iniziale, che potrebbe rappresentare una sorta di preludio ad una serie di approfondimenti più professionali sull'utilizzo diretto delle varie piattaforme sociali integrate tra di loro in campagne di social media marketing. 

Il video dura all'incirca due ore - notizia che capisco vi renda affranti - ma ritengo che possa essere un buon inizio per chi non abbia ben chiare le differenze abbastanza importanti tra le due piattaforme dovendo decidere una strategia di utilizzo dei due mezzi a seconda di che cosa si deve occupare.





Questo il mio contributo più specificamente diretto a tutti coloro i quali poi vorranno seguire il mio corso di Web Marketing presso l'Associazione "Al 72 imparo a..." a Livorno e presto tramite webinar anche online.

Per chi fosse interessato questo il link per la mia rivista Flipboard online dedicata al Web Content Management ed al Social Media Marketing.


Per info su orari e costi dei corsi cliccate "Mi Piace" sulla pagina al link sopra indicato o scrivetemi privatamente all'indirizzo lioklingo@gmail.com

lunedì 4 novembre 2013

Scrivere per il web


Scrivere per il web. "Che bel lavoro fai!" 
Facile a dirsi, come per tutti i lavori. Bisogna scrivere tanto, molto, moltissimo. Di più.
Se poi uno è così malato da scrivere per il web e poi curare i contenuti con campagne social network, cioè, se oltre ad essere un content manager è anche un social network marketer, ossia se dopo aver scritto deve scrivere d'aver scritto, allora non ne parliamo.
Fossero penne e non tasti finirei una vecchia BIC al giorno, forse forse stando stretti. 
Si vergano tasti su tasti. Si vomitano parole a centinaia di migliaia.
E non basta il mestiere. Si può cercare di addomesticare il caribù quanto si vuole ma il pubblico della rete - voi, maledetti - è davvero difficile: non si accontenta di un brodino caldo dopo una giornata di pioggia. Vuole l'apparecchiatura migliore, piatti ben assortiti comprendenti antipasto misto, due o tre primi, secondo importante, dolce di qualità e vini inestimabili. Scrivere per il web quindi richiede la capacità di rimanere concentrati il più possibile e cercare di focalizzare bene i tre punti principali:
- aver qualcosa da dire
- sapere di doverlo dire come non lo ha mai detto nessuno (altrimenti...)

Il punto tre non ve lo dico. Non oggi. 

Ho cominciato a scrivere questa mattina attorno alle 8.00, rispondevo qua e là a qualche post notturno sui social, ancora con mezzo caffè sui baffi e poco in circolo nel sangue.

Si scrive per necessità. Attenzione! Non per necessità di mangiare. Cioè un po' sì ma non si scrive per soldi e basta, nel mio caso è davvero una necessità. 

L'altro giorno un poeta, chiamato ad esprimere un pensiero mentre lo premiavano, guardò tutti negli occhi dal palco e poi disse secco "Mi scuso ma io scrivo per non parlare!".

Non sono arrivato proprio a quel punto - gli amici sanno che mantengo intatta anche la logorrea -  ma scrivere aiuta davvero i miei neuroni impazziti a spurgare almeno una parte della produzione in eccesso che nessuno chiede loro ma che avviene.

E allora facciamone un lavoro. Scrivere scrivere scrivere. E poi rilanciare, rispondere, congiungere, inventare, dire, fare, baciare... eh, almeno baciare, sarebbe niente male. Ragazzi, mica facile. La testa si stanca non meno del corpo.

Ore 22.22, bella ora esatta, almeno nella forma. Forse mi fermo. Anche oggi ho scritto un mezzo libro. 

Chissà cosa sarà "Quel che rimane..."
Se rimane.

Comunque ci sarebbero quei corsi dove racconto un po' cosa si può fare per vivere scrivendo per la rete. Se qualcuno fosse interessato... mica dovrò scriverla tutta io, la Rete. 'iutatemi!!!

di Leonardo Vannucci (lioklingo@gmail.com)

PER INFO SUI CORSI DI WEB CONTENT MANAGEMENTE SOCIAL NETWORK MARKETING SCRIVETEMI IN PRIVATO PER DATE E COSTI.

venerdì 25 ottobre 2013

Raccontare... sul web.


Lo chiamano storytelling. Sono americani, detengono loro lo ius primae noctis su ogni idea nuova che si affaccia sul web.

A dire il vero lo storytelling, che io preferisco chiamare l'arte di raccontare, già da molti anni viene utilizzato nel marketing e nella pubblicità generaliste.

Qui però (e per fortuna) si parla di qualcosa di più sincero.

Sì perché da qualche tempo l'arte di raccontare sul web è non soltanto un bel modo di condividere con amici qualcosa, ma anche lavoro, lavoro, lavoro.

Nel corso degli ultimi mesi molte cose sono avvenute nel panorama di Internet ma una delle più significative è certamente stato il graduale aggiornamento degli algoritmi che regolano il funzionamento dei motori di ricerca.

Avremo modo di affrontare insieme l'argomento più nel dettaglio, qui invece vorrei far capire un concetto fondamentale che sta alla base delle opportunità che si sono spalancate per chi sappia scrivere oggi. Adesso due nuovi fattori sono prioritari per una buona indicizzazione internet di un sito di qualsiasi genere: la qualità del contenuto scritto e il flusso di interazioni che questo contenuto ottiene sui vari social network.

Tutto qui? Se vi par poco... Fino a qualche tempo fa, grossolanamente, erano l'importanza di un marchio, brand o nome e la struttura interna del sito, compresa di metatag (parole chiave nascoste nel codice) che aiutavano a salire nei risultati delle ricerche. 
Trovato un buon webmaster, creato un buon sito con tutte le regoline applicate a perfezione, si poteva sperare di essere trovati in  maniera relativamente semplice.

Piano piano gli algoritmi hanno dovuto mutare in maniera sempre più complessa. In fondo, dati Google, ogni giorno vengono pubblicate in rete tante informazioni quante tutte quelle mai prodotte dall'uomo dall'alba dei tempi fino al 1970. Capite quanta roba tra la quale frugare per darvi una risposta? 
Per i motori di ricerca diventava quindi sempre più importante poter soddisfare correttamente le richieste degli utenti. Ecco che via via venivano quindi implementati degli accorgimenti sempre più spinti verso la personalizzazione dell'esperienza Internet. 

Digitare "agriturismo con piscina" da Tivoli, Palermo o Milano porterà a risposte completamente diverse visto che, tra le altre cose, i vari motori che sondano i miliardi di pagine in circolazione terranno conto del luogo dal quale voi ponete la richiesta. Scrivere invece "agriturismo con piscina Isola d'Elba" offrirebbe comunque una risposta diversa a seconda di quelle che sono le vostre abitudini online.
Se qualcuno, per esempio, cercasse frequentemente siti di argomento ecologico potrebbe ricevere per prime, tra le risposte, segnalazioni di agriturismi che rientrano in categorie ecologicamente rilevanti. E così via...

Tutta questa personalizzazione ha spinto quasi al delirio i responsabili di marketing online. "Oh Signore! Come faccio a capire come sono indicizzato adesso?".

E' qui, e approfondiremo presto, che entra in gioco l'arte di raccontare...

Avere un blog aziendale nel sito, curarlo come un orticello ogni giorno con pazienza e cura, utilizzarlo per parlare alle persone che pensiamo frequentino il nostro portale con la stessa sincerità con la quale parlereste loro di persona... tutto questo serve ad una cosa che se vogliamo scavalca ma è anche più rassicurante di un semplice essere indicizzati: la fidelizzazione.

Raccontarsi e raccontare vuol dire anche poi commentare, discutere, interloquire con quelli che una volta erano clienti e che adesso spesso divengono amici.

Il combinato composto di un buon blog e di un accurato lavoro sui social network permette di avvicinare le persone vere, quelle con la mano alzata che cercavano quello che offri tu ma che non ti conoscevano.

Basta così? Scrivo come raccolgo la mia uva e come lavoro il mio vino e la mia azienda agricola supererà un buon Chianti DOC nei motori di ricerca?

No, non è così e non basta. Ve l'ho detto che è un lavoraccio (almeno ad alcuni di voi)... 

Per adesso mi interessa che sappiate che raccontare è fondamentale. Presto cercheremo di entrare più nel dettaglio e capire come è fondamentale.

E soprattutto come si scrive sul web: quali possibilità offre in più e diverse dalla scrittura canonica.

Per saperne di più seguitemi qui sul blog. A tutti coloro invece che si trovano a Livorno o zone limitrofe vorrei far sapere che a inizio Novembre terrò dei corsi professionali di Web Content Management e Social Network Marketing presso l'Associazione "al 72 imparo a..."

Per info seguite la pagina Facebook oppure contattatemi all'indirizzo mail lioklingo@gmail.com

lunedì 21 ottobre 2013

Un viaggio nella politica presi per mano da una penna geniale.


Paolo Nori, un geniaccio!
Ho cominciato a leggere i suoi libri tanti anni fa, quando mi imbattei nel suo "Bassotuba non c'è", adesso riedito Feltrinelli ma che nel corso degli anni è stato pubblicato da varie case editrici.
Sfogliavo questo libro, chi si ricorda chi potrebbe avermelo consigliato. Fatto è che non riuscivo a capire se mi piacesse o meno. E nel frattempo l'ho divorato. Ho continuato per anni a chiedermi se mi fosse piaciuto. Eppure una cosa particolare era avvenuta: il suo personaggio, Learco, era diventato mio amico. Avrei voluto saperne le sorti, com'è poi successo con altri libri dove è tornato protagonista.
Avendo poi riacquistato lo stesso libro anche nelle altre edizioni successive ho capito che era amore, di quello strano, strisciante. Il romanzo ed il suo scrittore mi si erano insinuati dentro, incastonati nel cervello. Ogni volta che vedevo il nome Paolo Nori scritto su una copertina non riuscivo a non piluccare qualche pagina qua e là per poi finire per comprarlo.


E insomma il mio rapporto con Nori si è rafforzato nel tempo, di lui ho letto praticamente tutto quello che circola in via ufficiale e anche qualcosa di non ufficiale.

Il farabutto ci ha pure fatto prendere uno spavento quest'estate, quando a seguito di un incidente ci ha lasciati qualche giorno con il fiato sospeso. Ma siccome è una pellaccia nella vita quanto lo è tra le pagine dei suoi testi eccolo che rispunta in libreria e questa volta non con un romanzo ma con un viaggio nel disincanto di oggi difronte alla politica italiana.
"Mo mama: Da chi vogliamo essere governati?", edito da pochissimi giorni per i tipi di Chiare Lettere è un libro che parla della situazione politica di oggi a partire dalla realtà di Parma. Come se per la prima volta, dopo tanto tempo, ci si ponesse difronte al panorama attuale con occhi nuovi per vederlo come per la prima volta. Che cosa scopriamo durante questo esperimento? Che ne siamo tutti coinvolti e che forse, davvero, è bene fare un bel punto a capo, guardare le cose come sono e per quel che sono e cercare di sbrogliare una matassa infinita, non senza sarcasmo acuto.

Una prova? Ecco qualche riga...

"Ho sentito dire che chi non va a votare priva del diritto di andarci anche tutti gli altri e io, scusatemi, sono vent'anni che sto a casa, quindi sono vent'anni che privo la gente dei loro diritti, e io pensavo, e, vi confesso, penso ancora, che fosse e che sia un mio diritto, stare a casa, e devo dire, scusatemi, che da quando, vent'anni fa, ho smesso di credere che qualcuno che andrà in Parlamento farà il mio bene, da quando ho cominciato a pensare che il mio bene era bene non delegarlo a nessuno ma farlo da solo, e che la politica non è una cosa che si fa quando si va a votare, ma che la politica si fa tutti i giorni, e che è politica il modo in cui si parla, il modo in cui ci si muove, che è politica il grado di gentilezza con cui si parla con i propri figli, e coi propri genitori, ecco io sto molto meglio, da quando ho scoperto queste cose."

Ecco. Capito? Questi sono i periodi di Nori, le sue frasi articolatissime eppure chiare, dove è ben chiaro sia il capo che la coda... una sorta di stream of consciousness moderno.

Uno spasso, insomma, ma con del contenuto. Il passo in cui dice che è politica parlare con buon grado di gentilezza con i figli, aggiungendo poi quasi si dispiacesse di non aver ricordato a sé stesso e a tutti noi anche i genitori, è il metro con il quale questo splendido autore misura il mondo.

Ecco perché ho preso a scatola chiusa anche questo suo libro. 
Ecco perché voglio compiere questo viaggio strano nella politica di oggi, non per mano di un politico o di un analista ma di uno scrittore.
Che però, da sempre, ha visto molto molto lontano.

Buona lettura.



domenica 13 ottobre 2013

Come dire l'amore con dolcezza: Jonathan Safran Foer, una citazione.

(Foto thanks to anicelittle.tumblr.com)

Mi trovi meravigliosa? gli chiese lei un giorno [...]
No, lui rispose.
Perché?
Perché ci sono tante ragazze meravigliose. Immagino che oggi centinaia di uomini abbiano chiamato meravigliose le loro innamorate, ed è solo mezzogiorno. Non puoi essere come centinaia di altre.

Jonathan Safran Foer - "Ogni cosa illuminata", ed. Guanda


venerdì 11 ottobre 2013

Un gran bel Premio Nobel per la Letteratura.


Che bello questo Nobel alla Letteratura 2013... edificante premio ad una carriera splendida di narratrice per Alice Munro. Ne sono felice perchè gli ultimi premi assegnati avevano un sapore di ricerca troppo esasperata. Non voglio entrare nel merito della qualità dei nomi scelti o delle motivazioni che hanno spinto a premiarli, reputo soltanto che un Premio così importante debba tener conto anche degli effetti che determinata letteratura ha lasciato sul panorama mondiale.

Alice Munro sicuramente ha saputo rinverdire la forma racconto, riportarla ai fasti del passato pur scegliendo un registro vocale assolutamente distintivo e innovativo.
L'autrice canadese ha sempre offerto ai propri lettori pagine genuine, dettate da una necessità di raccontare piuttosto che da quella di piacere. La sua scrittura ha sondato l'animo umano partendo dal punto di vista della vita di tutti i giorni, scandagliando nei gesti quotidiani, quelli che contraddistinguono un'esistenza e che raramente sono oggetto di narrazione.

Al centro dei racconti dell'autrice non c'è una metafora della vita o la ricerca di una morale, non si tratta di libri "istruttivi" ma di libri sulle persone. In un gioco come di palle di biliardo la Munro analizza gli effetti e le cause dei movimenti di anima tra i suoi personaggi: le pulsioni, le necessità, i desideri, ma anche la noia, la disperazione e poi la rinascita, il miglioramento.

I suoi personaggi, mai banali, procurano spesso una forte identificazione con il lettore perché analizzati con bisturi invisibile nel loro agire giornaliero, normale, pazzamente, disperatamente o felicemente normale.

Non troverete voli pindarici o alchimie strane nei suoi libri. Troverete vita allo stato puro, semplice nella sua complessità eppure così reale da uscire dalla pagina in maniera indelebile.
Anche i titoli dei suoi libri, così come quelli dei suoi racconti, sembrano volutamente normali, come se cercare qualcosa di altisonante turbasse l'equilibrio di un ecosistema dove tutti gli elementi trovano il loro posizionamento senza sforzo. 

Sono felice infine perché molti narratori navigano anni, alla ricerca di un registro, di un tempo di narrazione che non trovano. Si sente spesso l'inadeguatezza del mezzo che scelgono per raccontare. La Munro  invece è ben conscia di riuscire nel breve, di saper trasmettere cose importanti senza la necessità di una struttura pesante, articolata. Malgrado la forma racconto fosse riconosciuta - non si capisce perché - come una forma di letteratura minore o comunque meno importante, la Munro non ha mai ceduto ai dettami del commercio ed ha proseguito secondo la propria propensione e le proprie capacità, riuscendo in questo a dimostrare anche grazie a questo Premio ma non soltanto, come attraverso il racconto si possa lasciare un segno indelebile nel mondo.

Proprio recentemente Mondadori ha pubblicato lo splendido volume dei "Racconti" nella collana dei Meridiani. 

I suoi libri più famosi ed amati in Italia altrimenti sono
- "Nemico, amico, amante...", edito da Einaudi: una serie di nove racconti di tipo familiare, dove emerge una spiccata sensibilità femminile che serve a sottolineare come nei rapporti umani, qui pacati, riservati, quasi intimi, si riesca a cogliere un senso di meraviglia anche da ciò che apparentemente è normalità. Si trova nella narrazione un senso quasi chirurgico della descrizione dell'ambientazione, dell'osservazione della scena dove si svolge l'azione. Il racconto che dà anche il titolo alla raccolta parla di una giovane cameriera, tratta in inganno da un malevolo scherzo di due bambine che attraverso una falsa corrispondenza le fanno credere che un uomo sia innamorato di lei al punto da convincerla a lasciare tutto, fare i bagagli e partire per raggiungere l'uomo in un luogo remoto. Arrivata a destinazione la donna capirà che le cose non stanno come immaginava ma, non doma, cercherà comunque di "prendere possesso" dell'uomo che ormai immaginava come compagno di vita.

- "In Fuga", sempre edito da Einaudi: raccolta che prevede otto storie di donne, mirabilmente gestite. Raramente si trova una così ben distribuita dose di completezza in una raccolta di racconti. Otto vite completamente slegate l'una dall'altra eppure così intrinsecamente collegate da un invisibile filo comune ci offrono l'opportunità di entrare nella mente delle protagoniste e vivere da quella posizione privilegiata lo svolgersi degli eventi. Molto coinvolgente, sicuramente uno dei capolavori della letteratura contemporanea.

- "Il percorso dell'amore", Einaudi: In questo libro... l'amore. Non bisognerebbe aggiungere altro. Il leit motiv della raccolta è proprio il sentimento più complesso e articolato che si possa provare e l'autrice approfitta dei suoi personaggi per raccontarne le infinite sfaccettature riuscendo, davvero mirabilmente, a non essere mai scontata ma sempre piacevole e profonda su un tema sul quale sembrava esser stato scritto già tutto. I racconti sono così dettagliati, così vissuti dall'interno delle situazioni da non essere descrivibili, tanto sono intimi e partecipati. Una lettura che consiglio davvero tanto.

- "Il sogno di mia madre", sempre edito da Einaudi: Posso dire di questo libro quel che mi ha provocato dentro. E' come se mi fossi reso per la prima volta conto di quanto la letteratura avesse attinto, nelle mie precedenti letture, a qualcosa di volontariamente voyeristico, di forzatamente straniante, esagerato. Quello che colpisce al cuore di questo libro invece è la semplicità, all'interno della quale si cela in realtà un ecosistema così complesso e benefico da risultare davvero salvifico. Non c'è finzione nei personaggi inscenati dalla Munro, esiste soltanto la vita, a tutto tondo. Ho amato questo libro perché l'inafferrabilità dei concetti che vuole esprimere rappresenta in realtà la nostra incapacità di comprendere fino in fondo anche le nostre reali necessità, i nostri desideri e le nostre possibilità nel mondo. La Munro ci accompagna come se volesse rassicurarci, tra le sue pagine specchio, dove troviamo noi stessi e riconosciamo, ma con tranquilla onestà, i nostri limiti terreni.

Voglio chiudere con una nota importante. Alcuni hanno paragonato il nuovo Premio Nobel a grandi scrittori di racconti del passato come Cechov o Flaubert; non penso di avere gli strumenti per fare altrettanto. Mi limito a dire che quando una scrittura è così lieve e contemporaneamente così coinvolgente è impossibile non pensare di trovarsi difronte alla grandezza.
Il punto di vista, specificatamente femminile, non tragga d'inganno i lettori uomini. Anzi... il mio consiglio, nell'eterno tentare di capire di più sull'altra metà dell'universo, è provare ad utilizzare queste storie meravigliose come una chiave di lettura in più per comprendere quanto profondo sia il pensiero femminile. Anche quello che nascondiamo, da ometti, ben custodito dentro di noi.

Buona lettura...



mercoledì 9 ottobre 2013

Un modo di leggere divertente e colorato...


Lo so... può sembrare strano che un ex libraio promuova un mezzo di lettura alternativo al libro. Eppure non possiamo nasconderci dietro ad un dito: leggere è diventato dannatamente costoso.

Il Kindle Fire HD è comunque un oggetto dai molti pregi. Non soltanto permette di leggere libri in piena comodità, potendo anche rapidamente acquistarli dallo Store di Amazon ma anche di poter avere tutti quei vantaggi di navigazione Internet e quant'altro che lo rendono forse il tablet più apprezzabile nel rapporto qualità/prezzo.

Il livello HD del display, colori e definizione, sono ottimi. E' possibile quindi utilizzare questo splendido e diffusissimo oggetto non soltanto per leggere libri ma anche guardarsi un bel film o una serie TV  con un'ottimo livello di piacevolezza e rimanere in contatto con gli amici dei Social ad un prezzo che davvero non esiste per il comparto.

In questi giorni, oltretutto, Kindle Fire HD è messo in vendita ad un prezzo ribassato di ben 60 Euro. Con 139 Euro anziché 199 si può molto rapidamente entrare in un nuovo modo di accedere ai contenuti, leggere, ascoltare musica, dialogare, rimanere in definitiva in contatto con il mondo ovunque voi siate, senza dover accedere ad un computer.

Un modo quindi divertente e colorato di leggere e non solo. Ecco perché anche un libraio, che non rinuncerà mai alla lettura cartacea, per alcuni titoli di interesse relativo si affida come me ad un mezzo di questo tipo.
Per i lettori ipovedenti poi tutti i vantaggi del poter cambiare la risoluzione del testo e quindi di non stancare gli occhi. Stando per anni tra gli scaffali di una libreria so bene quanto richiesti siano libri con caratteri grandi che permettano una lettura migliore. In questo caso ognuno può scegliere la propria grandezza di visualizzazione, senza così dover perdere il piacere di leggere o magari di doversi affidare ai (pochi) audiolibri in circolazione.

Un e-book reader? Un tablet? Una piccola televisione portatile? Certo, tutto questo e anche di più, allo stesso prezzo con il quale acquistereste non più di 6 o 7 libri di nuova edizione.

Diavolo... la tecnologia! Anche io, alla fine, ho ceduto e il vero casino è riuscire ad averlo tutto per sé in casa, oggetto contesissimo, oggetto di liti furiose. Mica ne dovrò comprare due?

Per chi fosse un purista del libro esiste anche lo splendido Kindle PaperWhite

mercoledì 11 settembre 2013

tWtto il mondo tWitta Pizza!


venerdì 14 giugno 2013

Qualcosa sta nascendo...


Facciamo il punto da Gezi Parki

E' stato un continuo palpitare di emozioni quello che ci ha accompagnato in questi giorni, non facile fare il punto per gli amici che hanno deciso di seguire anche tramite me gli eventi di Istanbul.

Fossi un giornalista mi dovrei imporre uno sguardo il più laico possibile su quello che è accaduto e sta accadendo. Non esserlo mi permette di usare un linguaggio diverso per cui permettetemi la assoluta non professionalità della cosa, preferisco che il flusso di sensazioni scorra dalla mente alle dita e dalle dita a questa pagina.

Qualcosa sta nascendo... come si vede in questa splendida e originale foto scattata nella piazza insorta. 
Sta nascendo un sentimento comune tra i popoli dell'Unione europea, un link sempre meno sotterraneo di idee, movimenti, persone: l'emergere simultaneo di fastidi che possono tramutare in pensieri positivi, quantomeno di riconoscimento reciproco.

Ho sempre pensato e detto che alla sovranazionalità dei processi economici e di controllo possiamo rispondere soltanto attraverso la creazione di fitte reti di comunicazione, condivisione, scambi. Soltanto un gruppo enorme di persone che nasca abbattendo i confini di lingue e stati può reggere l'urto sempre più possente dei cosiddetti poteri forti.



Abituati come siamo a istanze dietrologiche molti di noi si sono spesso interrogati rispetto ai fatti di Turchia su chi vi sia dietro.

Io non credo che vi sia niente di più limpido all'orizzonte di quello che spontaneamente è successo nelle varie piazze turche e in quelle che, nel mondo, hanno riverberato con loro in questi giorni.
Certamente ci saranno stati e ci saranno ancora persone e gruppi che cercheranno di mettere il cappello sui fatti avvenuti o sfruttarli per scopi diversi da quelli per cui sono nati. Questo avviene sempre. 
Ma sta nella vastità dell'eco ottenuta la tutela che quello che è successo passi alla storia per come deve essere: la necessità di difendere i propri spazi urbani in maniera elegante e pacifica contro il potere costituito che cerca di spazzare le idee con la forza e la morte.

Detto questo ieri scadeva la deadline imposta dal Presidente Erdogan che imponeva ai manifestanti di lasciare immediatamente il Parco.
Si era fatto appello alle madri dei ragazzi in piazza affinché richiamassero i loro cuccioli all'ovile ma questo non solo non è successo ma, anzi, ha spinto le donne di Istanbul ieri sera a scendere anch'esse in piazza e costruire un cordone d'amore a protezione degli occupanti del Parco.


Ci sono stati ieri momenti altissimi di festa, con danze, canti, concerti... e c'è stato anche il momento del ricordo delle persone cadute, ad oggi 5 accertate, e di quelle ferite, incarcerate o torturate, lo ricordiamo più di cinquemila.


Tutto questo ha prodotto un'ennesimo summit notturno tra Erdogan e rappresentanti del movimento e degli artisti turchi impegnati nel difendere gli occupanti dal quale arrivano buone notizie.
Il presidente pare che abbia finalmente deciso di attendere la sentenza della corte sulla sorte del Parco, affidandosi come avrebbe dovuto da subito alla legge. Se la Corte decidesse di bloccare i lavori previsti che avrebbero spazzato via il parco cittadino allora la gente di Turchia avrebbe vinto; se invece venisse deciso per il proseguimento dei lavori allora il Presidente offrirebbe alla cittadinanza la possibilità di scegliere attraverso un referendum.

Questa sembrerebbe una vittoria totale del popolo di Gezi Parki, nella speranza che non sia soltanto un modo nuovo per allontanare la protesta dal circo mediatico che la sta riverberando in tutto il mondo a danno dell'immagine già precaria del governo turco.

Ad ogni buon conto qualcosa sta nascendo... dobbiamo credere e sperare che quello che è accaduto in Turchia, che sta succedendo in Grecia, che si riversa anche nelle strade della Gran Bretagna in vista del G8, sia la nascita di qualcosa di positivo, nonviolento ma duro nei propositi.

La speranza è che vinca 

L'amore ai tempi della collera...